Su cortese concessione di un imprenditore illuminato, il dott. Allessandro Baggi, con il collega Ing. Camerin ho avuto l’opportunità visitare il reparto di pressocolata zama e alluminio, dove operano 13 macchine, della Fonderia Fratelli Baggi di Lodi. In una posizione un po’ defilata ho notato una vecchia 200 ton. Italpresse datata 1977: stampava in automatico, asservita da un robot, pezzi tecnologicamente impegnativi (corpi valvola) che vanno severamente controllati e devono essere di ottima qualità. Ma un’altra peculiarità di questa “ auto d’epoca” era il quadro elettrico di comando: ancora originale, elettromeccanico a relais, lo stesso di quando fu costruita 32 anni fa. “Incredibile!” mi son detto: nell’era dell’elettronica dominante e sofisticata resiste ancora la nostra cara vecchia 200 che fu la fortuna di tanti fonditori, anche e soprattutto coloro che erano alle prime armi, la macchina dove si facevano le prime esperienze, a volte bistrattandola con impostazioni poco canoniche, caricando stampi più grandi del dovuto. Eppure, nonostante tutto, è ancora là a fare il suo dovere. A questo punto mi sono balenate in testa molte domande sul come sia arrivata fino ad oggi questo gioiello di meccanica ed oleodinamica, nonché che ruolo poteva rivestire oggi in una fonderia moderna come la F.lli Baggi. A questa mia curiosità hanno gentilmente dato alcune risposte i sigg.ri Fanetti ed Andena, rispettivamente responsabile della Produzione e della Manutenzione. Fanetti mi assicura che l’iniezione è di una regolarità impressionante: le regolazioni, ovviamente manuali, una volta impostate non si discostano mai dai valori desiderati. Questa macchina è molto comoda perché permette con facilità il cambio di differenti tipi di lega, e molti prodotti riescono particolarmente bene su questa macchina. Non pensano minimamente di separarsene, anzi mi chiedono: “se un giorno dovesse andare in pensione, ne avreste una simile che potrebbe sostituirla con le stesse caratteristiche?” Premesso che se andasse in pensione meriterebbe di far bella mostra in un museo della tecnica industriale, una macchina moderna avrebbe certamente un pari rendimento, ma dubito che potrebbe avere la stessa facilità di utilizzo. Il sig. Andana mi conferma che, a parte qualche relais sostituito nel quadro e una volta il rifacimento della geometria della ginocchiera, la macchina non ha mai dato noie grosse, è veramente un “mulo”: solida ed affidabile. “Magari fossero tutte così!” esclama soddisfatto. |